. VA MIGLIORATA LA RIFORMA: LE PMI ANCORA PENALIZZATE

Vanno salvaguardati i principi fondamentali quali la trasparenza e il ruolo dell'Anac

Luci e ombre sulla riforma degli appalti col nuovo codice. Infatti, dopo circa due anni dall’entrata in vigore della riforma in questione, le tendenze manifestatesi seppure segnalano la ripresa del mercato degli appalti pubblici, in particolare nel campo delle forniture e dei servizi, e dei lavori privati ma in tono minore,  permangono alcuni problemi applicativi, sia per le imprese, in particolare per le micro e piccole, sia per le stazioni appaltanti.

Nello specifico, nonostante il processo di aggregazione, le stazioni appaltanti presentano complessivamente un livello di competenze non sempre adeguato, caratterizzato da troppe incertezze nell’utilizzo dei maggiori margini di flessibilità e discrezionalità. Servono professionalità adeguate anche per poter svolgere al meglio le fasi di programmazione e progettazione, oltre che per operare al meglio nella scelta di procedure e criteri di aggiudicazione. In tal senso, il previsto percorso di qualificazione delle stazioni appaltanti dovrà essere coerente con le necessità, evitando di mettere in campo processi meramente formali.

L’eccessiva discrezionalità certamente non aiuta. Tra procedure (aperte, ristrette, negoziate, dialogo competitivo, partenariato per l’innovazione) e criteri di aggiudicazione (prezzo e OEPV, ma con precisi criteri applicativi, qualità/prezzo, costo/efficacia, costo del ciclo di vita, rating), lo spettro di possibilità è davvero ampio. Servono indirizzi più chiari, a partire dalle modalità di selezione: scelta della procedura (competitiva o negoziata) e criteri di valutazione (solo prezzo o anche elementi qualitativi), per capire come individuare l’operatore più efficiente: in altre parole, discrezionalità più bassa con procedura competitiva e criterio del prezzo, discrezionalità più ampia con l’OEPV, ancor più ampia con l’utilizzo procedura negoziata.

Le direttrici fondamentali lungo cui dovrebbe articolarsi una compiuta riforma degli appalti sono: semplificazione e trasparenza, riduzione degli oneri a carico delle imprese, e, soprattutto, facilitazione dell’accesso per micro, piccole e medie imprese. In questo senso, l’iter di cosiddetta soft law che doveva accompagnare e completare la fase attuativa del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (“Codice degli appalti”), non appare ancora definitivo e sempre rispondente alle richiamate finalità.

“E’ proprio per queste considerazioni che sentiamo il bisogno che si rimetta mano all’impianto della  riforma, con l’obiettivo di un pieno e totale coinvolgimento delle  PMI, cosa che ad oggi il codice non ha fatto, ma senza stravolgere alcuni principi fondamentali quali la trasparenza, il ruolo dell'Anac in un settore così colpito dalla corruzione E’ impensabile riesumare vecchie norme e principi di 'privatizzazione' che hanno non poco contribuito alla degenerazione attuale”, commenta Fabio Fiorot, responsabile regionale di CNA Installazione e impianti.

Sugli Appalti Pubblici CNA ha partecipato nei giorni scorsi ad una audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato presentando un proprio “position paper “, allegato.

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