. SU ABILITAZIONE ALLA MANUTENZIONE E MESSA IN SICUREZZA VECCHI IMPIANTI IL NUOVO DECRETO NON RISOLVE I PROBLEMI

In Italia ci sono 700 mila ascensori, il 60% dei quali è in funzione da più di 20 anni e circa il 40% da più di 30

Sono ancora tutti da risolvere i problema principali che sta attualmente vivendo la categoria degli installatori e manutentori di impianti di elevazione, nonostante il DPR 10 gennaio 2017, n. 23, di recente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che modifica il DPR 162/99, per l'attuazione della direttiva 2014/33/UE relativa agli ascensori. Purtroppo, rispetto al testo uscito dal Consiglio dei Ministri a fine 2016 non ci sono le novità attese dalla categoria.

L’abolizione delle commissioni di esame per il conseguimento dell’abilitazione alla manutenzione e la loro mancata ricostituzione ed il mancato l’obbligo di adeguare alle norme di sicurezza i circa 700.000 impianti di elevazione installati prima del 1999, sono i maggiori ostacoli alla modernizzazione del settore.

“Le mancate risposte alla categoria - afferma Fabio Fiorot, Responsabile CNA Installazione Impianti del Veneto – fanno crescere la nostra preoccupazione per un decreto che va in tutt'altra direzione anche rispetto alle indicazioni dell'Unione Europea in materia di formazione permanente e certificazione delle competenze, nonché contro ogni raziocinio in materia di sicurezza”.

Evidentemente non sono bastati un avviso comune siglato con i sindacati e le numerose e reiterate richieste, e proposte, di soluzione  avanzate dalle associazioni di categoria; è stato sufficiente un parere del Consiglio di Stato che considerava legittima, con tecnicismi molto poco comprensibili per gli operatori del settore, la scelta di non intervenire sulla necessità di adeguamento degli impianti di elevazione installati prima del 1999 e che non ci fossero basi legali per la ricostituzione delle Commissioni d’esame per l’abilitazione alla manutenzione degli ascensori.

Nonostante lo stesso Consiglio avesse riconosciuto la fondatezza delle richieste della categoria evidenziando l’urgenza di un intervento legislativo  e raccomandando a Camera e Senato di intervenire al più presto.

Ed è proprio su questo “intervenire al più presto” che si appuntano i dubbi e le perplessità degli operatori circa la capacità della politica di intervenire dopo che, dall’abolizione delle commissioni di esame presso le Prefetture, sono già passati 5 anni e che il problema di regolamentare la messa in sicurezza degli impianti installati prima del 1999 e che presentano livelli di sicurezza inferiori rispetto agli standard definiti dalla Direttiva 95/16/CE è ancora di più antica data.

E dire che il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Sen. Simona Vicari, rispondendo nel novembre 2014 ad una interrogazione parlamentare  fece presente che: “fino a nuovi interventi normativi in materia, il predetto certificato di abilitazione rimane certamente necessario per svolgere l'attività di manutenzione in questione; […] un eventuale intervento normativo risolutivo del problema, ove ritenuto opportuno e necessario a seguito degli approfondimenti già programmati, potrà essere effettuato, come accennato in precedenza, in occasione delle prossime ulteriori modifiche al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 162 del 1999”. E del tutto evidente che ciò non è avvenuto.

Tra i primati mondiali che detiene l’Italia c’è quello, singolare, del numero di ascensori in attività: circa 750.000 che compiono più o meno 100 milioni di corse al giorno. E, per un paese nel quale il 60% degli ascensori è in funzione da più di 20 anni e circa il 40% da più di 30, risulta chiaro che è proprio il problema della manutenzione degli ascensori e di chi la esegue quello che deve essere in qualche modo risolto.