. AGLI INSTALLATORI NON PIACE: VA CORRETTO IL DECRETO CORRETTIVO

La bozza del decreto di modifica del Codice Appalti è atteso per l’inizio di aprile

La bozza del decreto di modifica del Codice Appalti, atteso per l’inizio di aprile, non piace per nulla agli artigiani dell’impiantistica che, in particolare, criticano con forza le modifiche al subappalto.  

Non bastava infatti aver apportato al  D.lgs 50/2016 la modifica che limitava il calcolo del tetto del 30% del subappalto  solo sull'importo della categoria prevalente e non più sull'intero ammontare del contratto, con la nuova versione si permette anche  al titolare dell’appalto, con la modifica del comma 22 dell’art. 105, di poter usufruire di una quota di qualificazione derivante dal lavoro dei subappaltatori. Una vera e propria marcia indietro che premia le cosiddette “scatole vuote” e penalizza le imprese dei settori specialistici; in pratica, si liberalizza il subappalto e si consente di ottenere le qualificazioni SOA senza materialmente svolgere il lavoro.

“Questi provvedimenti rischiano di impedire la crescita qualitativa del settore e ci riportano ad un passato che non vogliamo rivivere - dichiara Fabio Fiorot, Responsabile regionale CNA Installazione Impianti Veneto - quando il lavoro delle imprese specialistiche veniva sfruttato dalle imprese generali che ne conseguivano, arricchendosene, le loro qualificazioni. La Direttiva Europea 2014/24/UE, tra l’altro, consente alle stazioni appaltanti di imporre precisi requisiti alle imprese appaltatrici in merito alla loro reale capacità, in termini di risorse umane, tecniche e di esperienza professionale, di realizzare effettivamente il lavoro oggetto di appalto. Sarebbe pertanto opportuno che il legislatore facesse riferimento a questi termini legislativi senza rifugiarsi, per tentare di giustificare decisioni incomprensibili, a presunte lesioni ai principi della concorrenza che la limitazione del subappalto comporterebbe”.

Fiorot, al proposito, evidenzia altre due proposte di CNA, ritenute prioritarie, su questo tema.

Una riguarda l’estensione fino all’importo di 2,5 milioni di euro al metodo dell’applicazione dell’esclusione automatica delle offerte anomale, in attesa che vengano adottate le linee-guida sulla qualificazione delle stazioni appaltanti.

La seconda chiede di innalzare a 258.000 euro la soglia di lavori per i quali è obbligatorio dimostrare la qualificazione SOA, allineando così il limite dell’obbligatorietà di iscrizione SOA alla prima classifica dello stesso sistema di qualificazione. Il gap tra i 150.000 ed i 258.000 euro non ha nessuna giustificazione e rappresenta solo un onere per le Micro e P.I. del settore, anche perché per i lavori al di sotto della nuova soglia proposta (258.000 euro), i requisiti di ordine tecnico-organizzativo previsti all’articolo 90 del DPR 207/2010 già garantiscono la corretta selezione degli operatori.

Se a ciò aggiungiamo che le modifiche proposte riguardano ormai 100 articoli sui 254 di cui si compone il Codice evidentemente più che di “correttivo”, si può parlare di una vera e propria riscrittura che va ben oltre la delega conferita al Parlamento.

Va anche considerato che ormai il mercato, anche quello delle opere pubbliche, sta cambiando e che l’impiantistica oggi costituisce il 33% del valore della produzione di tutto il settore delle costruzioni. Nel 2015 il mercato dei lavori pubblici che prevedono opere di installazione, manutenzione e gestione di impianti civili ed industriali è salito del 4,5% rispetto al 2014 ed ha ormai raggiunto il 67% del totale degli appalti.

“CNA Installazione impianti farà tutto il possibile per evitare questa deriva che, negli anni, ha prodotto un sistema che ha progressivamente portato alla dequalificazione del settore delle opere pubbliche con i conseguenti fenomeni distorsivi del mercato ed ha agevolato l’infiltrazione della criminalità organizzata” ha concluso Fabio Fiorot.