. SICUREZZA ED EFFICIENZA CALDAIE: “SERVE BOLLINO VERDE REGIONALE”

La CNA veneta chiede alla Regione che coordini un tavolo di regia con Province, Comuni sopra i 30 mila abitanti e imprese

Dei circa 2 milioni di caldaie che si stima siano attive in Veneto in abitazioni, uffici, aziende, solo poco più del 25 per cento è stata iscritta al catasto regionale, come prevede obbligatoriamente la normativa.

Questo fa pensare che per circa 1 milione e mezzo di impianti non vengono effettuate le operazioni di manutenzione annuale né i controlli sull’efficienza energetica, sfuggendo altresì ad ogni possibilità di ispezione da parte delle autorità preposte delegate dalla Regione, ovvero le Province ed i Comuni sopra i 30 mila abitanti.

E’ davvero imponente l’esercito dei “furbetti della caldaia” che per risparmiare su manutenzioni e controlli rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza della propria abitazione, quindi anche della propria vita, e contribuiscono ad innalzare i livelli di inquinamento che in Veneto si sono dimostrati drammaticamente al di sopra dei limiti consentiti.

Lancia l’allarme la Cna del Veneto, che si preoccupa anche dei riflessi negativi che mancata manutenzione, assenza di controlli ed ispezioni provocano alle circa 5000 imprese di manutenzione attive nella regione.

“La normativa è chiara - afferma Roberto Segalla, Presidente regionale di CNA Installazione Impianti – com’è chiara l’inerzia che regna tra gli enti che dovrebbero farla rispettare. La Regione Veneto ha delegato le ispezioni per verificare il contenimento dei consumi energetici alle Province o ai Comuni, che però senza risorse adeguate non possono operare. C’è poca informazione verso i cittadini sugli obblighi che hanno, sui rischi che corrono e sulle pesanti sanzioni che rischiano in caso di inottemperanza”.

Per questo motivo la CNA intende sollecitare direttamente l’assessore regionale allo sviluppo economico e all’energia Roberto Marcato, che da oltre un anno deve concedersi ad un incontro che la CNA ha richiesto, con la proposta di istituire un “bollino verde” unico regionale per finanziare le attività ispettive e l’attivazione, con la massima urgenza, di un tavolo di regia regionale per coordinare le attività di ispezione, con gli enti locali delegati a tali attività e la partecipazione degli operatori del settore.

La legge prevede che i costi di queste operazioni siano a carico dei cittadini e sono le regioni a dover istituire il bollino, ma in Veneto, dove le tasse non mancano certo, la Regione al momento ha preferito soprassedere, per far risparmiare ai cittadini qualche euro che sarebbe però decisivo per avviare un’efficace rete di ispezioni, un reale funzionamento del catasto degli impianti termici (CIRCE), un decisivo monitoraggio delle emissioni in atmosfera e dell’efficienza energetica.

“Abbiamo preso atto che i vecchi bollini locali, istituiti a pelle di leopardo, non hanno dato frutti, perché troppo sporadici, quantitativamente ininfluenti e privi di coordinamento e omogeneità di applicazione a livello regionale - afferma Roberto Segalla - e che non si può prescindere dal bollino regionale per finanziare attività vere di ispezione che non colpiscano solo e per via documentale i pochi che sono già in regola e accatastati, ma che abbiano come obiettivo la sensibilizzazione degli inadempienti”.

La mancanza di un’attività di controllo percepibile dai cittadini, a giudizio della CNA del Veneto non li sensibilizza sull’importanza di regolarizzarsi, per garantire oltre alla sicurezza del proprio impianto e scongiurare incidenti che purtroppo si ripetono anche nella nostra regione, anche la qualità dell'ambiente.

Il Libretto di impianto termico è obbligatorio da molti anni e dal 2014 è in vigore un nuovo modello che deve essere compilato, registrato ed aggiornato a cura dell'installatore o manutentore, nel catasto regionale. In occasione della manutenzione ordinaria dell'impianto, la cui frequenza va stabilita dal tecnico ed è solitamente annuale, va anche svolto il controllo dell'efficienza energetica, non solo l’"analisi dei fumi", ed il relativo “rapporto di controllo di efficienza energetica” deve essere trasmesso al catasto regionale con periodicità diversa a seconda del tipo d’impianto, della potenza utile nominale e del combustibile.